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C'era una volta un gigante

Il provveditore Barbaianca, il signor Zvane ed il capitano del bosco di Montona ogni estate contrassegnavano con la calce i cerri per che servivano alla Serenissima. Cavalcando un asino, il provveditore vede un bel cerro da ricavarne calore durante i mesi invernali a Capodistria. Mentre contrassegnava l'albero prescelto, delle mani potenti lo gettarono dall'asino nella crosta del cerro. Accanto all'asino morto stava il gigante-servo Jože, guardando biecamente il provveditore. Il signor Zvane riuscì a calmare il gigante che poi alzò il provveditore spaurito portandoselo in città, dove rabboccava il popolo armato che ormai rifiutava di sfamare Joža. Dopo un’assemblea alquanto lunga, decisero che Jože dovesse andare per Pasqua a Capodistria, ma che fino ad allora gli abitanti fossero obbligati a sfamarlo. Venne Pasqua. Siccome Jože era soddisfatto della sua vita, gli abitanti di Montona dovettero di nuovo decidere che cosa farne di lui.

Proto ed alcuni abitanti vollero che il laborioso Jože rimanesse, mentre gli altri ritenevano di dover abbandonare Montona. Jože prima andò a Capodistria, da dove s'inoltrò con il provveditore verso Venezia. Poiché navigavano a vela, ed in un momento il vento si calmò, i rematori presero i remi. Jože, che non sapeva che cosa fossero i remi, chiese chi alzava la zappa. Dalle viscere della nave si sentivano i colpi delle fruste, bestemmie ed il tintinnio delle catene, seguiti poi dalla canzone dei galeotti.

Il gigante sorpreso alzò il coperchio del ponte. Dall'apertura sbucò la grande testa del galeotto Ilija che raccontò a Jože tutto sulla vita nella galea, dicendogli che anche a lui spettava lo stesso destino. Nel bel mezzo della tempesta, portata dalle onde, la galea si avvicinava man mano alla costa. Quando si avvicinò abbastanza, Jože saltò in mare. La stessa mattina di nuovo si trovò sulla costa istriana da dove invitò tutti i giganti-servi a unirsi a lui. Molto presto i giganti occuparono il colle tra Pisino e Montona, dove originariamente vissero gli uomini dalla testa di cane. E mentre gli abitanti ritenevano che bisognerebbe di nuovo indurli a lavorare la terra, i nobili ed i capi cittadini, dopo aver deliberato su cosa farne dei giganti, decisero di doverli uccidere.

I cittadini ed i soldati capitanati da due cavalieri si recarono verso il colle degli Testadicane. I cavalieri ed i soldati attaccarono i giganti che si difesero con l'aiuto dei cerri. Dopo un attacco andato a male, decisero di parlare con i giganti che però non accettarono le condizioni poste, volendo inoltre essere liberi.

I giganti, premiati con ducati, anelli e collane, ritornarono nelle città. Gli avidi cittadini ed i nobili richiesero la loro parte dell'oro, affermando che esso una volta apparteneva ai loro bisnonni, mettendoli di nuovo in discordia con i giganti. Dal momento che non potevano conquistarlo, i cittadini scavarono senza successo il colle Testadicane in cerca dell'oro. Dopo aver beccato una notte alcuni cittadini sul colle Testadicane, Jože disse che consegnerà il tesoro, ma che devono meritarselo. I cittadini accettarono di aiutare Jože per pigliarsi il tesoro. La mietitura fu ricca, e dovettero portare tutto il raccolto in città ai giganti. Dopo aver svolto il lavoro, i cittadini ritornarono nei loro paesi, e sulla Testa della strega rimase soltanto Camerlengo Ciretta che ben presto diventò amico dei giganti.

Durante una lite, i giganti vollero uccidere Jože. Lui incendiò poi la città e scappò da Ciretta che lo nascose e lo protesse. Dopo una conversazione, i giganti non stentarono a scegliere Camerlengo Ciretta come loro capo. Il nuovo capo divise giustamente la terra tra i giganti che giurarono sul Libro dei contratti di rispettare le proprietà altrui. All'inizio furono tutti contenti di avere un pezzetto di terra. Ma, quando iniziarono a coltivarla e a notare che alcune erano più grandi, litigarono di nuovo. Siccome non era più il loro capo, Civetta non volle aiutarli.

Le liti tra i giganti continuarono. In un'occasione i giganti-servi Marco e Liberat vollero coltivare la loro terra, cosa che Jože non permise. Prese a botte Marco, e uccise Liberat con la zappa. I giganti chiamarono Ciretta per consigliarli sul da farsi. Il saggio cittadino decise di impaurire i giganti, dicendo a loro di dover seppellire Liberat e poi di dover trasferirsi, perchè in contrario sarebbero puniti. I giganti decisero di ritornare dai loro padroni, e Ciretta prese con se Jože a Montona che gli però scappò lungo il cammino.



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