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Pićan: Leggende di San Niceforo

Con la formazione del vescovato di Pićan e con il suo patrono San Niceforo sono legate molte leggende che tra di loro si escludono e spesso si intrecciano. Ci rende ancora più confusi il fatto che con Pićan siano collegati due Nicefori- San Niceforo martire e San Niceforo vescovo..

La leggenda di san Niceforo martire narra che l'imperatore Romano Costantino il Grande (il primo che riconobbe e diede impulso al cristianesimo e costruì il nuovo centro dell'impero - Costantinopoli) ha permesso che i resti mortali di San Niceforo di Antiohia venissero messi sull'imbarcazione a Costantinopoli e ha ordinato che nel luogo dove l'imbarcazione si sarebbe fermata da sola gli sarebbe stata consacrata una chiesa. Secondo una versione allargata il corpo del santo dopo l'approdo sulla costa dell'Istria fu messo sul cavallo che fu lasciato libero e che si fermò proprio a Pedena.

La leggenda di San Niceforo vescovo e dei danzatori sulle spine
Secondo questa leggenda Niceforo fu vescovo di Pedena (in alcune versioni il primo vescovo di Pedena e fondatore del vescovato) di cui gli abitanti si lamentavano al patriarca di Aquilea per la sua presunta vita immorale siccome viveva con suo nipote. Per dissuaderli dalle accuse e per provare la propria missione divina, Niceforo offrì loro di aprire una sorgente d'acqua potabile colpendo col bastone il suolo infertile e coperto dalla marruca.

Gli abitanti di Pedena lo respinsero spiegando che a loro serviva di più la marruca che veniva usata nei vigneti. A ciò lui rispose: che Dio vi faccia danzare sulle spine e da allora per gli abitanti di Pedena si usa il soprannome trnoplesari (danzatori sulle spine) che si è conservato fino ad oggi. Invece di farlo a Pedena, percorrendo la strada verso il patriarca ad Aquilea Niceforo crea le sorgenti a Gallignana, Krbune, Pinguente, Trieste e altri paesini. Arrivando di fronte al patriarca non trovò un posto per appoggiare il proprio mantello quindi lo appese al raggio di sole che entrava nella stanza e quel segnale fu decisivo per liberarlo da tutte le accuse.

Al ritorno Niceforo morì e i suoi resti mortali furono conservati a Umago fino al 1379 quando furono rubati dai Genovesi. Nonostante tutto, il desiderio del santo fu di mandare la sua mano destra a Pedena come segno di perdono dove tutt’oggi viene conservata nella Cattedrale.

Risulta evidente che i vescovi di Pedena abbiano cercato di risolvere da soli le contraddizioni legate ai due santi dallo stesso nome e così il vescovo Antonio Marenzi (1635-1646) scrive un libro sulla loro vita. Durante la ricostruzione della cattedrale le statue di entrambi i santi vengono messe sulla sua facciata e inoltre sono rappresentati insieme sul quadro sull'altare di san Niceforo in cui Niceforo, il protettore del vescovato di Pedena del primo cristianesimo, tiene tra le mani il modellino di Pedena.

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